

Eleonora Occhinegro non è solo “la pasticciottica” di Taranto approdata a Bake Off Italia 11, ma un piccolo sistema solare di passioni: ottica, pasticcera, vicepresidente di una associazione benefica, donna che ha scelto di tenere insieme lavoro, impegno sociale e una grande dose di ironia e autenticità. Da anni è uno dei volti e dei motori di ABFO, Associazione Benefica Fulvio Occhinegro, realtà tarantina che sostiene famiglie in difficoltà e progetti educativi in Kenya, dove sono state realizzate due aule scolastiche a Malindi per dare ai bambini uno spazio di studio e di sogni più grandi del loro quotidiano.
In questa intervista “un po’ diversa dal solito”, le sue risposte non assomigliano a slogan, ma a impasti che lievitano: sinceri, essenziali, a volte spiazzanti. Tra un forno acceso e un volo per l’Africa, Eleonora sembra aver deciso che la sua ricetta di vita non prevede la perfezione, ma solo presenza e verità.
Chi è Eleonora, oltre lo schermo?
Eleonora, 46 anni, è un’ottica optometrista che lavora nello storico centro ottico di famiglia a Taranto, condiviso con la sorella Valentina, e che nella vita si divide tra lenti, impasti e progetti solidali. Il grande pubblico l’ha conosciuta grazie all’undicesima edizione di Bake Off Italia su Real Time, dove si è fatta notare per il suo stile diretto e la sua “dolcezza concreta”, più da laboratorio che da favola televisiva. Da lì, fra corsi, eventi e masterclass anche con i detenuti, in collaborazione con la cooperativa “Noi e Voi”, la sua pasticceria è diventata sempre di più un ponte tra gusto e impegno sociale.
Nel frattempo, ABFO, nata a Taranto nel 2005 in memoria del padre Fulvio, ha ampliato i suoi orizzonti, passando dall’aiuto alle famiglie in difficoltà a progetti educativi strutturati: dall’assistenza sul territorio alle nuove classi realizzate in Kenya, fino alle missioni per seguire da vicino i bambini, gli insegnanti e le comunità. È in questo intreccio di quotidiano e di sogni che si inserisce anche l’idea del “barattolo di biscotti”, un gesto semplice che unisce casa, festa e giustizia sociale.
Eleonora si racconta…
Alla donna: Come concili il tuo ruolo di madre devota a Ciro con la gestione del centro ottico e le attività associative?
«Conciliarlo è un verbo ambizioso. Diciamo che provo ogni giorno a stare in equilibrio.
Ciro, e la natura in generale, mi ricordano la parte più autentica di me, quella che non ha bisogno di risultati o di sovrastrutture inutili per sentirsi valida. È anche per questo che credo profondamente che vivere con un animale sia un privilegio: ti riporta all’essenziale senza chiederti nulla in cambio.
Il centro ottico, l’associazione, i progetti rappresentano invece il lato concreto, quello che costruisce. Non sempre combaciano alla perfezione, ma ho smesso di pretendere la perfezione. Sono così: imperfetta, presente, ostinatamente vera.»
Alla pasticcera: Qual è il trucco segreto per rendere una torta Bake Off perfetta, bilanciando gusto e presentazione scenografica?
«Il trucco segreto non è un ingrediente. È diventato uno stile di vita: sgrezzare, togliere, non aggiungere. Eliminare il superfluo, gli eccessi e soprattutto l’ansia di stupire a tutti i costi.
Una torta funziona quando ogni elemento ha un senso, proprio come nella vita. Se una cosa non serve, anche se è bella, la lascio fuori. Vale per i dolci. Vale per tutto.»
All’amica: Nei dolci, come un biscotto che da impasto semplice diventa qualcosa di profumato e dorato, ritrovi anche il modo in cui l’amore nasce dentro di te, cresce, si trasforma e prende forma concreta nei gesti verso la tua famiglia, gli amici e chi ti segue?
«Sì, mi ritrovo molto in questo processo. Amo l’idea che qualcosa di semplice, quasi fragile, possa trasformarsi in qualcosa di caldo, accogliente, condivisibile.
Nei dolci come nelle relazioni non forzo mai i tempi. Mescolo, aspetto, cuocio. E poi offro. Se resta qualcosa, bene. Se finisce subito, forse è ancora meglio.»
Il barattolo di biscotti che vale un’aula in Kenya.
Dietro l’immagine romantica del “barattolo con il preparato per biscotti” da regalare a Natale c’è un meccanismo molto concreto: trasformare un piccolo gesto casalingo in un aiuto reale per i bambini di Malindi, dove ABFO ha contribuito a costruire due aule scolastiche e continua a sostenere il percorso educativo dei più piccoli. I fondi raccolti attraverso la pasticceria, barattoli, torte, corsi e consulenze, diventano cibo, materiali e possibilità.
Ci parli dell’iniziativa del Barattolo con preparato di biscotti da regalare a Natale per ABFO? Come pensate di usarlo per raccogliere fondi e sostenere i vostri progetti?
«Il barattolo non è solo un preparato per biscotti. Dentro c’è un’idea semplice: chi riceve un regalo può, divertendosi, fare del bene a qualcun altro.
Il ricavato sostiene i progetti ABFO in Kenya. In realtà tutto ciò che entra dal mondo della pasticceria, vendite di torte, corsi di formazione, consulenze, viene destinato all’acquisto di cibo per i bambini kenioti.
Non lo chiamo beneficenza, né carità. Lo sento come un atto di giustizia e di gratitudine verso tutto quello che ho ricevuto, spesso senza nemmeno averlo meritato.»
Dopo Bake Off: sogni ancora in forno. La partecipazione a Bake Off Italia ha aperto per Eleonora un capitolo fatto di incontri, occasioni e consapevolezze nuove: dal confronto con maestri come Knam e Damiano alla certezza di poter affrontare ricette impegnative senza più timore. Ma, come tutte le storie che contano, anche la sua sembra più interessata alla strada che ai riflettori, più alle aule in Kenya e alle persone che incontra durante i corsi che al solo minutaggio televisivo.
Dopo Bake Off, quali sogni dolciari hai realizzato e quali restano nel tuo “forno”?
La risposta, a questo punto, sembra scriverla ogni giorno lei stessa, tra un impasto essenziale, un barattolo natalizio e un altro viaggio, reale o simbolico, verso chi ha bisogno che la dolcezza diventi anche giustizia.
