Maso Zollweghof: la visione di Irmgard e Franz tra natura, vino e tradizione

Ritorno a Lana, questa volta in collina, tra filari di viti e alberi di mele, per raggiungere il maso Zollweghof di Franz e Irmgard Pfeifhofer.

Ad accogliermi è proprio Irmgard Windegger, con il suo sorriso speciale. Mi conduce fino a un’altana sospesa sul confine della tenuta: da un lato lo sguardo scivola verso la valle, dall’altro si alza verso i monti. È qui che inizia il racconto di una storia antica e insieme attualissima.

Il maso compare già in documenti del 1358 ed è entrato nella famiglia Pfeifhofer nel 1936. Franz, nato e cresciuto al Zollweghof, ha appreso i segreti dell’agricoltura dal padre e dalla formazione alla scuola “Laimburg”. È stato tra i pionieri del biologico in Alto Adige: nel 1990 ha scelto la via dell’agricoltura biodinamica ed è diventato membro fondatore di Bioland Südtirol-Alto Adige e tra i primi sostenitori di PIWI Südtirol, l’associazione che promuove varietà resistenti ai funghi.

Ma se Franz rappresenta la continuità con le radici, Irmgard è la vera anima innovativa del Zollweghof. Compagna di vita e di lavoro, condivide con lui l’amore per la natura, ma vi aggiunge una visione organizzativa e strategica che ha inciso profondamente sullo sviluppo dell’azienda agricola.

Guida naturalistica certificata e con un master in biodinamica del vino, Irmgard porta avanti la gestione quotidiana del maso, la comunicazione, il marketing, e trova anche il tempo per il suo impegno nell’associazione “Donne del Vino”, che durante l’inverno la porta in viaggio oltre i confini regionali.

La posizione del maso, immerso nella riserva naturale “Natura 2000”, rende il lavoro ancora più impegnativo: molti appezzamenti sono raggiungibili solo a piedi, attraverso stretti sentieri. Qui la scelta biologica non è stata un’etichetta di comodo, ma una vera e propria missione. Irmgard sottolinea come negli anni sia stato necessario compiere un duro lavoro di selezione: sperimentazioni, dosaggi, estirpazioni, reimpianti. Tutto per ridurre al minimo l’uso di rame e prodotti chimici, con l’obiettivo di proteggere il terreno e la biodiversità.

“Trattiamo con rispetto la terra che ci hanno lasciato i nostri genitori – racconta – e viviamo con orgoglio la nostra cultura e le nostre tradizioni”.

La produzione attuale si attesta tra le 20.000 e le 25.000 bottiglie, di cui circa il 90% da vitigni PIWI. L’equilibrio è di circa 60% vini bianchi e 40% rossi, a cui si aggiungono due rosati. Tutto viene imbottigliato direttamente in azienda, per avere la libertà di decidere con precisione il momento giusto.

La cantina, con i suoi tre piani in sasso, è un pezzo di storia rimasto intatto. La distribuzione, invece, si muove lungo canali moderni ma personali: contatti diretti con ristoratori, hotel, negozi e commercianti locali.

Mentre parliamo, Franz è intento a imbottigliare un vino “finalmente pronto”. Irmgard sorride e osserva: il loro lavoro è fatto di tempi lunghi, di pazienza e di rispetto. Non inseguono le grandi fiere internazionali: preferiscono costruire relazioni autentiche, come quelle che nascono in questa altana sospesa tra terra e cielo.

A pochi chilometri da qui, a Prissiano, cresce la Versoaln, la vite più antica del mondo (circa 400 anni). Irmgard ha dedicato a questa meraviglia un contributo in un importante volume sul vino. Un segno ulteriore di come la sua passione vada oltre la gestione aziendale e si traduca in cura della memoria collettiva.

Dal Zollweghof non si esce solo con il ricordo di un vino elegante, come il sorprendente spumante rosé brut metodo Martinotti, fruttato e vibrante. Si esce soprattutto con l’immagine di Irmgard, donna che intreccia con naturalezza radici e futuro, tradizione ed innovazione  e che ha saputo trasformare un maso antico in un luogo in cui la natura dialoga con l’uomo ed il vino diventa racconto di vita.

Un posto in cui tornare ed ottenere il permesso di meditare sull’altana in compagnia della natura.

 

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